giovedì 5 luglio 2012

Testa o croce








Stavo all’angolo della tua mente  giocavo con l’arte dei miei perché, avevo un sorriso carta da zucchero, ero leggera come le note di una canzone che non si ricorda più a memoria, ero necessaria come l’idea della rivoluzione, sbagliata come la storia, annoiata dei fatti annodati stretti, di un cibo benedetto che lascio all’angolo del piatto, aspetto lo schiaffo, se avessi fatto la brava, lo so, da maschilista quale sei, se avessi fatto la brava oggi ne morirei… Se avessi giocato di strategia… lo so, se avessi giocato di strategia, che ingenua a perdermi dietro la fantasia… se avessi… se avessi e non ho… uomo perfetto di chi sarai e di chi sarò,  a quale gioco giochiamo, forse “Ti amo”, scusa la mia risata… non è giornata, con ciò, mi dispiace quasi per il peso che porti dentro di te, queste definizioni esatte, queste risposte giuste, questo dispensare minuti e il tempo delle giornate, come perle preziose di collane sgranate in preghiere costanti, questo odore di incenso, questo essere costretto in un progetto onesto con tutto e tutti forchè con te. Che vuoi da me, che ti ho dato la schiena, per cambiare argomento, per rubarti la scena, che vuoi da una come me, che sta andando controcorrente inciampando quasi per la fretta di evitare la via retta, che vuoi dal mio dolore, dalla mia gioia, dal mio sapore, poggiare le tue mani pesanti su seni assenti dai tuoi impegni quotidiani, cosa ami… e perché… tu corteggi l’assenza di me, della quale io stessa sono innamorata, io non posso entrare in questa giornata, come potrei parlarti dell’oblio è solo mio, come potrei parlarti della corruzione nella curiosità, nella fantasia, nel sentire alle orecchie un nome, e come posso dirti dell’ingenuità disarmante che veste il corpo di chi è in colpa da sempre, ti offro l’odore della mia pelle, poggia l’orecchio sulla ferita, sulle rotaie di questa vita, senti arrivare il locomotore, è stato un errore e si deve pagare, è un mondo in punizione, è un mondo in preghiera, è un mondo di espiazione, è un mondo di peccato, è un mondo di santi e di chi ha sempre bleffato, è un mondo esteriore, è un mondo per errore, è un mondo che ti giochi d’azzardo, cammino su vetri rotti e quando non mi taglio … è un miracolo senz’altro. Però tutti a spiare sotto i cappucci neri dei pensieri nelle briglie dei migliori avvocati, non parlo, non penso, non dico senza il mio legale, osare fa male, e sento che l’arte mi scende dalla schiena, mi accarezza le natiche, mi è tra le gambe e sento pensieri bollenti e taciuti di vizi cresciuti dietro a sbarre imponenti, senti, senti. Vieni, vieni ti manca poco, senti l’odore di quello che hai lasciato per fare felice un padrone inventato, io faccio l’amore con il vento e le cicale tu mi guardi e stai male, di me e di te e di tutti i perché, io mi gioco tutto in un momento esatto, tu aspetti troppo e sei distratto, sento la tua acquolina alla gola, la passione non rassicura e non ti consola, povero dio divenuto censura, prurito, vergogna e persino paura, e con la lingua penzoloni, muoversi a carponi sono gli ubbidienti, quelli al posto giusto e al momento esatto si presentano puntuali, nella bocca un “sissignore”, quelli che un giorno forse diranno quanto tu vali o ti compreranno, signora mia, priva di ogni fantasia, profuma di grana la tua ipocrisia, signora mia scandalizzata, da una donna più nuda, da una brutta giornata, scandali di sole e rancidi a morire, scandali come pozzanghere d’invidie, lasciate stare… stiamo ai lati di vite differenti, io ho scelto di non coprire gli occhi, questo mi permette di soffrire anche di più, ma c’è qualcosa di assolutamente divino quando sei felice dell’odore del rosmarino, del rumore delle cicale, del vostro sguardo che sale sulle mie gambe nude, c’è qualcosa di squisito nel vostro disappunto, c’è qualcosa di lascivo, nel vostro sguardo unto, c’è una spinta migliore alla schiena e la coscienza mi lascia serena. E come stai tu che non ti sei toccato perché saresti diventato cieco, e al dottore non hai giocato, non era educato, come stai con il vestito pulito nella cresima migliore della tua idea esteriore, se salti la messa e sputi l’ostia te la faccio vedere, ci stai a pensare, tempo scaduto,  era un gesto di pace, testa o croce, o usi la testa o servi la croce, ho un’idea precoce di rivoluzione, eravamo fratelli e stavamo al centro della via di un campeggio pieno di pigne, di una strada fatta di polvere, di una vita di meraviglie, ci infilavamo sotto la maglietta le bocce all’altezza del seno, e aspettavamo di fare ridere tutti i passanti, perché… eravamo adulti nani con tette in silicone, eravamo parodie libere di un passato senza colpe, eravamo glabri dal senso del peccato ed era così bello quando a uno sconosciuto scappava una risata.  Affondo le labbra nel latte bianco, a 12 anni in jeans rotti sul culo ci si sente uno schianto, come ti va, passavo di qua, curiosità nella volgarità, gioco di fioretto nel tuo giorno perfetto, come si sta ad avere la propria crescita interiore in agenda, a consumare ogni esperienza per appuntamento, forse in quella “data ora” ci si consola. Che fai, vieni di sotto con me, suoniamo tutti i campanelli, siamo così scemi e così ribelli, cosa fai, vieni con me, si entra in Chiesa, si finge di pregare e poi ci si tocca e si guarda la faccia che fa il prete, vieni con me c’è una battaglia di pigne tra bande rivali, vieni con me… che la cattiva via porta alla fantasia, vieni con me scrivi la favola nera, inventiamoci pirati buoni di certe occasioni, non facciamo male a nessuno… ma la loro moralità quella ti ucciderà… E mi innamoravo sempre del capo di qualche banda, e da bambina non ero esattamente una femmina, avevo dato un nome ad ogni parte del corpo e nulla era sporco, ero talmente dentro la natura da usarmi ogni premura e i capelli erano aria, i piedi mare e sabbia, i capezzoli acerbi viole senza giardinieri, crescevano i seni con i miei pensieri. Veri. Gioca con me.  Ero talmente dentro la natura che niente faceva paura e se mi avessero detto tornerai cenere non mi sarei stupita perché sentivo nella cenere la vita. Buttiamo l’ancora di questo vascello, tu dici è un gommone e neppure bello, allora vieni via ho una diligenza tutta mia, tu dici è una vecchia macchina da cucire… E solo per questo non vuoi salire?

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