martedì 31 gennaio 2012

Non ti è mai passato per la testa che...


Non ti è mai passato per la testa che la preda fossi tu, ma davvero non hai mai sentito quel pericolo infinito che stava a cuccia appena bagnato nelle mie iridi, come tra le foglie di un parco privato dove tu non sei mai stato. Non svegliare il cane che dorme ma tu seguivi le mie orme, sicuro del tuo sesso, non puoi considerare che il male a volte è fragile, che sussurrare da’ più brividi che gridare, bisogna saperci fare, che non c’è minaccia più sottile della malizia che si sdraia pigra sulle labbra, quello che vorrei dire e quel che non dico ti inganna, non ti può passare per la testa mentre ti muovi con quell’aria di conquista, mentre rispondi a gente onesta, che ti lambisce e non reagisce, che chi seduce ha già da tempo la tua testa. E’ una Salomè moderna te la lascia sulle spalle, ti racconta tante storie, ha piedi nudi sulle ortiche, unghie smaltate di rosso come pane dei serpenti, non ci sono uomini attenti, il tuo amore le porta sangue alle orecchie ma la sua lingua sputa parole benedette, il tuo nome è un colpo di fucile, ma se lo sente è lì che ti sorride. Ma tu conquistatore per generazione, tu sorriso sornione, discreto coglione, vedi occhi larghi e grandi, un corpo sottile, intenzioni che sono piccoli fiori e il veleno trasuda dai pori. Offri uno spazio già usato, un tradimento gustato, lei si muove noncurante, il sesso tuo è per tante, si spoglia e agli occhi ti lancia la schiena, ha le ginocchia raccolte al seno, ti mangia lo spazio e non ti accorgi nemmeno. E’ un gatto. E’ silenzio. E’ tatto. E’ gioco. E’ caccia. E’ di un’altra razza. E’ pelo. E’ pigrizia. Disincanto. Fedelta’ e tradimento nello stesso momento, labbra a labbra, corpo a corpo, tu ti chiedi sarò adatto, lei ha già il guinzaglio corto. E musica e natiche e musica e seni e lingua e seni, poi mani che cercano mani, il tuo il suo sapore un groviglio di ore, e 69 intenzioni nel tempo concesso, il suo cuore è un cronometro, l’amore parte da adesso. Fesso. E tu parti dal cubo Sette, testa tra le braccia, gambe flesse, piedi prensili in spinta e caduta, e tutta la rabbia che mi sono bevuta, e bracciate ampie che aggirano l’acqua, da quale parte sta la tua faccia? 50 metri di allegri saluti, tocca il bordo, guarda in alto, lei ha un fischietto che le cade dalla bocca, non lo soffia, dondola a lungo sui seni, un metronomo che batte i silenzi. Accidenti. Perché non te ne vai, sei in ritardo, non ci sei, lasciami riposare qui all’altezza delle mie ciglia come alghe sputate dal mare, legno marcio e zuppo di sale che rimane a dondolare, puoi f.a.n.t.a.s.t.i.c.a.r.e, ce lo lasciano fare…Sento le piccole onde trasparenti in cui getti i tuoi passi assenti, lasciami sospesa come fiera che rifiuta un pasto che pur di non privarsi dell’attesa rinuncia al gusto. Ma si l’amore toglie tutto non lo sapevi? E’ crudele abbastanza, e tu apprezzi la danza, e poi lo senti nelle ossa e ti casca nella bocca, e i suoi occhi sono larghi, come gambe e poi sipari e il suo seno è anche più gonfio, non c’è senso in questo dici? L’amore ha un senso oscuro, ma forse ci prendiamo per il culo, “parli cinicamente, perché?” “E’ la vita che lo è” Niente orgoglio, si comincia a mendicare ma ci piace che sia amore e poi in un tempo senza date sei inghiottito come insetto da una piante masticante da cui avresti succhiato in eterno, digerito con un rutto su un terreno ancora acerbo, a te la scelta di diventare un fiore o un frutto, considerarlo tempo perso… Non c’è l’acqua nel deserto del tuo cuore. Occorre spostarsi altrove, via dal tuo miraggio. E certo non c’è che dire, vale la pena morire di questra strana impollinazione, in questa vela che invece è prigione. Ma dimmi, dimmi la verità, provi per te ancora pietà…Non ti è mai passato per la testa che la crudeltà a volte è perfetta, che la più spietata ha seni di panna, che l’arma letale ha il sapore del miele e che non è sulla tua lingua questo potere, al limite in chi a te si concede. Come neve. E più sarà bianca, esile e innocente, più sarà dolce, più sarà impotente, più sarà pura e più avrà paura e più sarà vera come natura, più tu scenderai, più tu perderai, più tu crollerai come testa rotta da colpo di sciabola sulle sue cosce, un salmone in salita in cascate interrotte, la tua fatica a morire, la tua determinazione di fuoco lento, si gonfia il vetro si schiude il convento. Un pomeriggio romantico il tuo cuore stretto a un pugno. Tu suoni una chitarra sulla spiaggia, ti scivolano parole dalle labbra, lei stringe questo cuore come spugna di mare, tu canti. Lei si alza e le cola sangue sul corpo prendendo le esatte distanze dal tuo sogno seccato e privato, dal tuo sguardo garbato. Tu credi nella perfezione, lei ti offre l’occasione, forse non esiste creatura perfetta che dal creato non sia maledetta, che sia morta per mano della religione. Ogni donna che muore, vive in un’altra donna, ogni donna che vive, vive con il corpo di tante donne morte, così lo sguardo di una donna è una risacca, una deriva, è qualcosa di furtivo che non puoi sempre capire, come del mare non vedi la fine, così lo sguardo di una donna è quello di tante, è sangue, protesta, è quello che resta, un eco distante, goccia a goccia, sangue a sangue ne hai davanti una ma siamo sempre tante, non ti è mai passato per la testa che la pericolosa fossi io? Che fossi anche più abile nel dirti addio. A modo mio.

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